Quali sono i costi di disattivazione dell’Adsl?

TagliI costi di disattivazione costituiscono una sorta di penale mascherata prevista dagli Internet provider e che ammonta a diverse decine di euro. Gli operatori sono autorizzati a chiedere dei costi di disattivazione solo ed esclusivamente nel caso in cui si dismetta completamente il servizio, senza cioè passaggio ad un nuovo fornitore del servizio utilizzando la portabilità del numero.

Ciò in base al D.L. 7/2007 (Decreto Bersani), che ha abolito le “penali” per recesso anticipato dei contratti di telecomunicazione (telefonia, pay-tv, etc.). Perciò, oggi è possibile recedere da tali contratti in qualsiasi momento in maniera gratuita, anche se molti gestori telefonici continuano a chiedere il pagamento di penali sotto forma di “spese di disattivazione” fisse previste dal contratto.

Nel caso invece del passaggio degli utenti da un operatore ad un altro, non si ha un recesso vero e proprio, e le attività di disattivazione si configurano come attività tecniche da effettuarsi in fase di attivazione dall’operatore che acquisisce il cliente, per cui sono già remunerate da quest’ultimo. In tali casi, pertanto, eventuali costi di disattivazione a carico dell’utente non sono giustificati.

La delibera n. 244 dell’Autorità garante per le Comunicazioni, inoltre, esclude il pagamento dei costi di disattivazione se il recesso – anche quello tout court, senza passaggio ad altro provider – è dovuto al fatto che la navigazione in rete è più lenta di quanto promesso dall’operatore e lo dimostra tramite Nemesys, un software gratuito fornito dall’Agcom – l’Autorità Garante delle Comunicazioni – sul sito misurainternet.it.



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