Conviene passare a un contatore trifase?

c32Il costo del kWh, a parità di potenza, non cambia da monofase (230 V, la vecchia “220”) a trifase (400 V, la vecchia “380”), per cui se non vi sono necessità specifiche (come la necessità di usare attrezzature che richiedono un’alimentazione trifase) non vi è convenienza a passare a un contatore trifase.

Inoltre all’ inizio occorre pagare la quota di allacciamento, che come importo è simile grosso modo a quella del contratto monofase. Peraltro in genere non c’è la convenienza della sostituzione, visti i vincoli della potenza assorbibile per singola fase, che implicherebbe un aumento della potenza installata e quindi una levitazione della bolletta elettrica (ad es. dei costi fissi e del costo a kWh).

In pratica, se ho un contratto da 6 kW trifase, su ogni fase ho a disposizione circa 2 kW, che sono ancora meno quando uso un macchinario che mi assorbe potenza sulle tre fasi. Quindi occorre fare un bilanciamento del proprio impianto elettrico e per una casa non ne vale la pena.

Solitamente in questi casi si suddivide l’impianto elettrico in diversi circuiti monofase, prendendo di volta in volta un diverso cavo di fase ed il neutro, fra i quali vi è una normale tensione di 230 V, tensione di funzionamento delle comuni apparecchiature elettriche domestiche.

L’alimentazione trifase, è disponibile anche per una potenza di 3 kW. Si noti, tuttavia, che per le case che necessitano di una potenza installata superiore a 6 kW (ad es. grandi case o ville con piscine e/o apparecchiature particolarmente energivore) l’utenza elettrica viene attivata in trifase ed i limiti degli scaglioni solitamente sono 10 kW – 15 kW – 20 kW – 25 kW – 30 kW.



Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *