Come contestare i costi di disattivazione non dovuti

s84La legge Bersani, o 40/2007, prevede che i contratti “devono prevedere la facoltà del contraente di recedere dal contratto o di trasferire le utenze presso altro operatore senza vincoli temporali o ritardi non giustificati e senza spese non giustificate da costi dell’operatore”.

Pertanto, l’utente non deve versare alcuna “penale”, ma solo le spese per cui sia dimostrabile un pertinente e correlato costo per procedere alla disattivazione o al trasferimento. D’altra parte, in realtà le compagnie telefoniche non hanno alcun costo nel disattivare le utenze.

In pratica, quando si recede anticipatamente da un contratto per disattivazione o per migrazione verso un altro operatore telefonico, il vecchio operatore non può applicare costi generici, uguali per ogni utente, ma è obbligato a motivarli ed a presentare un rendiconto dettagliato.

Se però si è usufruito di promozioni o di tariffe scontate a termine, allora in caso di recesso anticipato occorre restituire all’operatore lo sconto di cui si è usufruito. Se però l’operatore chiede costi di disattivazione che vanno al di là di questo, e non sono stati analiticamente dettagliati provando che sono pertinenti ed effettivamente necessari, si può tranquillamente contestare l’addebito e aprire una procedura di conciliazione paritetica (che è gratuita) al Co.Re.Com della propria regione.

In pratica, bloccate il Rid/Sepa bancario, pagate quanto ritenete legittimo e contestate l’addebito non giustificato al vostro operatore tramite una raccomandata A/R e, se entro 45 giorni non ricevete risposta o se quest’ultima non risulta soddisfacente, con l’aiuto di un’associazione di consumatori fate avviare la procedura di conciliazione, anche per gli indennizzi per l’eventuale mancata risposta ricevuta.



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